Il distretto di Haidian a Pechino

Haidian è situata al nord-ovest di Pechino, in una zona di transizione tra la pianura e la montagna. Haidian è uno dei 16 distretti e contee della capitale. È il primo polo delle industrie high-tech del paese, con un centro di università e di istituti di ricerca mondialmente riconosciuti e un sito turistico reputato sul piano nazionale.

La storia di Haidian è molto antica, il distretto è ricco di paesaggi mozzafiato e possiede un patrimonio culturale prezioso. Ospita la maggior parte delle vestigia culturali di Pechino tra i quali i giardini storici e i templi. La periferia a ovest di Pechino è un vero paradiso naturale, con le sue coste verdeggianti e i suoi laghi dalle acque cristalline che lo rendono un luogo di villeggiatura di prima scelta per le famiglie reali.

 Pechino, Cina

10 – 13 maggio 2018

La produzione di vino in Cina

La storia viticola della Cina è antica e può, a giusto titolo, rivaleggiare con quella di molti paesi produttori di grande influenza internazionale. Il vino d’uva più antico recensito in Cina risale all’era neolitica e fu scoperto sul sito di Jiahu nella provincia di Henan. L’addomesticamento della vitis vinifera in Cina è iniziato attorno al 1046-256 a.C.

Proveniente dall’Asia centrale, essa è stata introdotta durante la dinastia Han nella provincia di Shaanxi, vicino all’attuale città di Xi’an.

Nonostante l’antichità della coltura, i Cinesi non hanno mai sviluppato un gusto pronunciato per il vino d’uva. Così, la prima cantina moderna è sorta solo nel 1892: si tratta di Changyu, nella provincia di Shandong.

Solo recentemente la Cina ha recuperato il tempo perso e si posiziona, oggi, al secondo posto mondiale per superficie vitata con 847.000 ha di vigne[1] (la Spagna si trova al primo posto e la Francia al terzo). Secondo l’Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino (OIV), la superficie vitata cinese è in continua espansione (+17.000 ha tra il 2015 e il 2016). La Cina costituisce, quindi, il motore principale di crescita viticola mondiale[2]. Essa è, infatti, il 5° paese consumatore di vino al mondo (dopo gli USA, la Francia, l’Italia e la Germania), il 5° paese importatore in termini di volume e il 4° per valore (riducendo, così, lo scarto con la Germania). La domanda cinese rappresenta “il principale fattore contributivo alla crescita degli scambi commerciali”.

Attualmente, il cabernet-sauvignon si posiziona come la varietà di uva più apprezzata per quanto riguarda il rosso, mentre lo chardonnay costituisce il vitigno bianco più diffuso.

Oltre l’80% della produzione riguarda i vini rossi.

In Cina esistono circa 39 vigne selvatiche, alcune delle quali sono state coltivate in altri paesi. Il paese coltiva anche diversi vitigni unici, riservati all’elaborazione di vini. Tra questi figurano alcuni ibridi, frutto di incroci tra varietà cinesi e europee o americane, importate in Cina da missionari occidentali. Tra i vitigni ricordiamo il longyan o l’occhio di dragone, lo shuanghong, il beihong, il beimei, il beibinghong e il gongzhubai, tutti presentati in occasione di una degustazione animata da Jicheng Zhan. I loro nomi sono ancora sconosciuti ai consumatori di vino nel mondo intero ma potrebbero affermarsi in un prossimo futuro. La Cina coltiva anche il vitigno kyoho, principalmente per consumo diretto ma utilizzato anche nell’elaborazione del vino, e la varietà hutai, utilizzato per elaborare ice wines, i vini di ghiaccio, nella provincia di Shaanxi.

[1]http://www.oiv.int/public/medias/5274/oiv-noteconjmars2017-en.pdf
[2]http://www.oiv.int/public/medias/5274/oiv-noteconjmars2017-en.pdf